Recensione di Carmine Pongelli – tHEme one dimanga

Troppopop pop pop pop?
Se Duchamp e Magritte avessero fatto un disco è probabile che avrebbero prodotto qualcosa di simile a questo “Oops!”, CD di esordio del Duo ED Mondo.
Progetto bislacco, sghembo, divertente, leggero e difficile allo stesso tempo.
Non riuscivo a capacitarmi cosa potesse venir fuori dall’incontro tra la E (Ersilia Prosperi) e la D (Diana Tejera), quale Mondo potesse scaturire da queste due teste apparentemente così diverse.
La zappianweilliana sardoromana E, libera autrice in libero pentagramma, e la cantautorale andalusocapitolina D, dritta come un fuso (e come l’intonazione della sua voce) sui binari di un più intellegibile quanto elegante pop.
Il risultato è sorprendentemente omogeneo, olio e acqua emulsionati talmente bene da non riuscire più a distinguere un elemento dall’altro (alla faccia del malocchio, tiè).
La “stortaggine” tipica della musica degli OU (http://oumusic.org/), il gruppo della Prosperi, c’è tutta ma è come se la Tejera l’avesse fatta sua e rilanciata fino a navigare con baldanza e soddisfazione fra le intemperie dei cambi di tempo, di metrica, di armonia, di intenzione e di tutto quello con cui si può giocare in una canzone, perché l’autoprodotto e “crowdfundato” “Oops!” non è nient’altro che un disco di canzoni che, come si dovrebbe evincere dalle chiacchiere fatte finora, sono tutt’altro che banali.
Undici brani, undici stagioni interiori (così come presentate nei loro frizzanti live, con un affettuoso pernacchio al Prete Rosso, Don Antonio Vivaldi, che di stagioni ne aveva musicate solo 4, tsk…).
Si va dalla stagione “unza unza” degli amori trasversali in cui echi di un Mendelssohn lisergico, assieme a Patti Pravo e Charles Aznavour, cantano una maggiore libertà sessuale (c’è un po’ di “Pensiero Stupendo” e quell’“Io tra di voi” che inevitabilmente richiama il piccolo gigante armeno); la “stagione fuori moda” che getta uno sguardo divertito su costumi meno “hot”, come Martini vs Spritz (tema caro anche a Daniele Sepe), i giandujotti, la permanente dal parrucchiere, la famenelmondosignoramia, la bossanova (con una sezione brasileira niente male che ad un certo punto da lusofona si fa ispanofona andando a rendere omaggio al cante jondo), ecc.; la “stagione triste”, una rilassata ode antimanichea ma con un andamento ritmico veramente interessante (ovvero come ti ubriaco il groove saltabeccando tra 6, 11 e 9 beat) e progressioni stralunate degne di Robert Wyatt; la “stagione frustrata”, scarna, in cui persino il battimento si fa musica (e quel cantare “abbandono così l’idea della perfezione” proprio su quello stridore di onde in disaccordo trovo sia un’idea simpaticamente strepitosa); la “stagione nostalgica”, vagamente a metà tra habanera e mpb, piena di modulazioni e con una citazione da Cuccurruccucù Paloma che riporta un po’ sulla terra tutta questa leggiadrìa di “bombette fra le nuvole”; la “stagione ossessiva”, come la “frustrata” anch’essa basata su un “banale” fatto di vita vissuta, che presenta un ritornello swing di irresistibile simpatia; la “stagione del piacere” alterna un dialogo fra piaceri femminili, l’orgasmo negato del passato e quello sdoganato dalla contemporaneità, per poi finire in una chiara e netta denuncia sociale contro la crudele pratica dell’infibulazione; la “stagione della noia”, monotona, che monotona non è per via dei continui “cambi di scena” e che parrebbe alludere ad una voglia di ritrovare freschezza e divertimento nello scrivere musica senza troppi lacci e regolette mainstream; la “stagione del dolore”, lo strappo muscolare veramente vissuto da una delle Nostre, che diventa una buffa guerra dei Roses senza costrutto; la “stagione delicata”, ballad struggente con un finale da cestista armonico da tre punti (provate voi a prendere quell’intervallo…); ed infine la “stagione golosa” (credo, visto che si intitola “Slurp!”) che è la quintessenza del surrealismo di questo duo esponenziale (scherzi della psicologia della percezione: sul palco sembrano moltiplicarsi).
Chitarra e tromba sono lo strumentario di base, arricchito ogni tanto da pianoforte, balafon, ukulele, basso e clave e dal clarinetto dell’italostatunitense Amy Denio, musicista inestimabile, la quale offre anche la sua voce a completare un quadro armonico già bello intrecciato di suo…
Un progetto essenziale ma ricco, multiforme, testualmente militante e apparentemente svagato.
Registrato dalla Denio a Seattle et ivi missato e masterizzato da Chris Hanzsek, già fine spippolatore di banchi mixer al servizio di band di razza.
Per apprezzare al pieno l’energia cristallina e la simpatia che il progetto delle ED Mondo profonde a piene ugole è ovviamente consigliabile, imprescindibile, improrogabile andarsele a sentire dal vivo.